La giara scomparsa

Sembra incredibile ma è proprio così. La giara di Giuseppe Prinzi, artista ceramista Stefanese, esposta all’Expò di Milano nel 2015 è scomparsa nel nulla, almeno così rispondono ufficialmente le Autorità interpellate  dall’autore, intese ad avere informazioni in merito alla sua opera.

E la rabbia dell’autore è tanta.

La Giara di Giuseppe Prinzi è stata esposta all’ Expò di Milano 2015.
Altezza cm 52; diametro cm 40
Refrattario con “Volti metafisici”

Ritirata dall’Assessore del Comune di Santo Stefano di Camastra.
Mai restituita all’autore, come pattuito.
Motivazione ufficiale: “Dispersa nel nulla”
Motivazione probabile, come dice l’autore: “Omaggiata a qualche personalità o a qualche politico?”

Giuseppe Scaffidi Fonti

 

VADO AL MASSIMO: ADRIANA LECOUVREUR

22554813_1645978978791891_5947133958574727855_n

©Rosellina Garbo

“Adriana Lecouvreur” di Francesco Cilea esordisce nel 1902. Siamo al Massimo nell’aprile del 1904, due anni dopo la prima al Teatro di Milano, alla presenza del compositore e sotto la direzione di Cleofonte Campanini, con interpreti Enrico Caruso nel ruolo di Maurizio e Angelica Pandolfini in quello di Adriana. Il 22 ottobre 2017 siamo di nuovo nel capoluogo siciliano, dove Cilea nel triennio 1913-1916 era stato direttore del Conservatorio e di questo periodo aureo Palermo ha memoria, riservando grandi attenzioni ad Adriana Lecouvreur, facendola comparire costantemente nei cartelloni del Massimo teatro cittadino con presenze di punta che ne hanno segnato la storia: dalla prima Adriana, la mascagnana Gemma Bellincioni, a Giuseppina Cobelli nel 1936, a Pia Tassinari nel ’45, a Mafalda Favero nel ‘50, poco prima del suo ritiro dalle scene; da Magda Olivero nel ’59 ad Antonietta Stella nel ’66, amata dal pubblico siciliano, da Giovanna Casolla nel 1988, a Raina Kabaivanska nel ’96, fino alla compianta Daniela Dessì in occasione dell’ultima ripresa nel 2009.

22729090_1549852785073452_1075912038978381135_n

©Rosellina Garbo

Questa sfilza di artiste mastodontiche basta ad illustrare il clima di spasmodica attesa che ha preparato il debutto palermitano di Angela Gheorghiu, in un ruolo che ha di recente sigillato la sua fama in occasione della centocinquantesima rappresentazione dell’opera sul palcoscenico del Covent Garden. La Gheorghiu è “Splendida! Portentosa!… Diva!”; un tenue arpeggio in pianissimo dell’orchestra accompagna l’ingresso in scena di Adriana, negli abiti orientali di Rossane, che intona l’aria “Io son l’umile ancella del Genio creator..” (Andante con calma), la cui limpidissima melodia diviene il motivo ricorrente legato alla protagonista. Va subito detto che, pur attestandosi sugli altissimi livelli attesi, la magistrale performance della Gheorghiu è stata eguagliata dalle prestazioni di alcuni coprotagonisti; La Musa rumena sembra a tratti assente nel registro medio-basso, come se tardasse a carburare e le esplosioni sonore risultassero disinnescate, quasi che fosse in sordina e serbasse la potenza vocale per i momenti pateticamente nodali degli atti successivi e nel primo vestisse semplicemente i panni della sociétaire della Comédie-Francaise, alle prese con le prove del Bajazet di Racine, per cui verrebbe da chiedersi se la il contegno usato non sia studiato e eccessivamente manierato allo stesso tempo.

Nel secondo atto, quello della Grange-Batelière, nei pressi dell’Opera di Parigi, dove è ubicata la villa del Principe di Bouillon, l’artista è costretta ad uscire gli artigli e il fiato nello scontro con l’imperiosa Principessa di Bouillon di Marianne Cornetti; ritrova così slancio ed energia e appicca quel fuoco incandescente che deve animare il personaggio e che viene alimentato dai continui duetti tra le rivali. La forza scenica e canora della protagonista è massima negli ultimi due atti; lo scambio di battute sul bracciale della Principessa, perso durante la fuga dal villino e mostrato da Adriana su richiesta degli ospiti e della rivale, avvia la ricerca di un fraseggio volto a sottolineare il potere vendicativo della parola che campeggia poi nel monologo di Fedra, capolavoro assoluto perché più unica che rara è la possibilità di sentire così chiaro e dosato il crescendo dal declamato al canto fino al finale “Chiedo di ritirarmi..” che ha il sapore della vendetta e della catastrofe imminente. L’artista si rivela un’attrice straordinaria, cimentandosi in travolgenti esempi di “recitar cantando” spesso declamati, facendo capire come non sia automatica l’equivalenza attrice-cantante.

Gheorghiu-atto-2-ph.-Rosellina-Garbo-e1508604472433

Prodigiosa nell’ultimo atto, quando giungono a maturazione l’eleganza, il colore timbrico arricchito da un vibrato preciso e stentoreo che rendono al meglio il travaglio della donna e dell’artista, unendo lo charme, la sensualità e la vulnerabilità che costituiscono la principale attrattiva del personaggio, non più “umile ancella” del poeta, ma tragedienne rapinosa che mozza il fiato con il lapidario explicit “Ecco la luce”. La protagonista è circondata da un cast con almeno due nomi d’eccezione: si è accennato a Marianne Cornetti, nel ruolo della Principessa di Bouillon furiosa di gelosia e di passione; tellurica forza della natura, dotata di un timbro imponente, dalle risonanze cavernose, capace di far tremare le fondamenta degli abissi (la sfera celeste la lasciamo all’angelica Adriana) nella sua avvolgente e veemente “vagabonda stella d’Oriente”. Non mi sorprende che la Gheorghiu abbia dovuto alzare i toni per reggere il confronto con la Principessa ; il rischio di finire travolti da quell’uragano di impetuosità sonora, potenza vocale e di emissione, che bene si attagliano alla ferinità del personaggio, è concreto, ma si è tradotto in una lotta tra giganti che non decreterà mai una vincitrice.

 

Adriana-Lecouvreur-MASSIMO-SPETTACOLO-3-757x505

©Rosellina Garbo

Grande plauso va al Michonnet di Nicola Alaimo, che porta in scena un’invidiabile maturità interpretativa in cui anche il physique du rôle sembra coincidere con le frustrazioni dell’umile direttore di scena, appagato e candido professionista, uomo profondamente frustrato e infelice. La presenza scenica regolata si fonde a una generosità vocale, a una sontuosa cifra che trova nel canto di conversazione l’ultimo traguardo vittoriosamente conquistato: per questo è amico e amante, fratello e padre, presenza autorevole e rassicurante, che meritatamente conquista un successo personale e graduale nel corso della recita.
Meno convincente il Maurizio di Martin Muehle, in cui già dalle prime note dell’andante “la dolcissima effigie” invano ci aspettiamo variazioni e sfumature, estranee a quell’impostazione di voce che fa leva esclusivamente sulla chiarezza del timbro a tratti troppo metallico, senza darsi pena della sua coloritura e intensità funzionali ad un’interpretazione che ho visto emergere solo quando il Conte di Sassonia tiene tra le braccia l’amata morente, troppo tardi quindi.

Alaimo-ph.-Rosellina-Garbo

©Rosellina Garbo

Non del tutto convincente la coppia composta dal Principe di Bouillon di Carlo Striuli, con qualche segno del tempo dovuto all’onerosa carriera, e dall’Abate di Chazeuil di Luca Casalin, non sempre brillante. Molto più brillante rispetto al duo precedente il quartetto dei comédiens, composto dalle funzionali voci maschili di Angelo Nardinocchi (Quinault) e di Francesco Pittari (Poisson) e da quelle femminili di Inés Ballesteros (M.lle Jouvenot) e Carlotta Vichi (M.lle Dangeville) adamantine e squillanti. Da menzionare, infine, un’assoluta novità nel corso del terzo atto: il balletto coreografico rimane, nelle mani di Giuseppe Bonanno, una citazione d’autore del divertissement francese settecentesco affidata all’eleganza di Fabio Correnti, Elisa Arnone e Francesca Davoli; mentre il coro quasi lo ammanta con leggerezza e trasparenza eteree, sensibile alle indicazioni dinamiche della direzione di Piero Monti.

22448580_1645978975458558_1508006089811726106_n

©Rosellina Garbo

Occorre dire del buon lavoro eseguito dall’orchestra sotto la direzione di Daniel Oren. La sua familiarità con il repertorio italiano non lo ha portato a cercare la teatralità struggente; assecondare il gioco letterario del teatro nel teatro, presente nell’ibrido libretto di Colautti, avrebbe comportato la moltiplicazione dei piani sonori, mentre sullo sfondo si percepisce l’assimilazione della lezione wagneriana dei motivi conduttori. Si tratta di un unico filo musicale, un Lied infinito potremmo dire, che dall’adagio iniziale si allunga e annoda sull’adagio in pianissimo delle battute finali e nelle due pagine di sola orchestrazione (metà del secondo atto e inizio del quarto), dove ha mano libera, il direttore si diletta ad enfatizzare gli empiti melodici senza mai sovrastare il canto, bensì tonificandolo e permettendo agli interpreti di crescere in potenza e intensità dove necessario. La bacchetta dell’israeliano è una penna rossa che evidenzia i punti clou in corrispondenza dei quali agli artisti è richiesta una particolare cadenza, un fraseggio che ricalchi il discorso del concertato con l’inclusione di elementi personalizzati che, a parte pochissimi casi isolati, non sono venuti sempre fuori alla perfezione, non nel modo predisposto dal direttore stesso immagino.

22448203_1645979185458537_8973350638451013588_n

©Rosellina Garbo

La regia di Ivan Stefanutti decide di prescindere dalla rievocazione settecentesca per lavorare sul periodo storico in cui l’opera vede la luce e riflettere sul fenomeno del divismo, che proprio in quel torno d’anni passa dalla scena teatrale a quella del cinema muto. Adriana Lecouvreur diventa così sorella maggiore di Eleonora Duse, protagonista di una sontuosa pellicola in bianco e nero in cui la strepitosa eleganza dei costumi valorizza gesti, posture, atteggiamenti di sicuro impatto sul pubblico. Angela Gheorghiu perfettamente entra nelle vesti della donna di spettacolo, non soltanto sfoggiando quattro mise con pennacchi, piume e strascico che ne esaltano la figura, ma soprattutto assumendone i tratti, attraverso l’identificazione alle dive di primo Novecento. In questo senso è suggestivo il finale con il delirio di Adriana che quasi confonde la sua morte reale con quella fin troppe volte rappresentata sulle scene; mentre una gigantografia di Lyda Borelli, maestosa sullo sfondo del boudoir dell’artista, si accende di tenui colori pastello. E diventa emblema della donna di successo amata da tutti e uccisa dall’amore.

Cristina Scaffidi Fonti
Palermo, 22 ottobre 2017

EMERGENZA IDRICA

Su iniziativa del Comune di Acquedolci, si è tenuto questo pomeriggio  nella sala consiliare comunale un importante incontro, cui erano invitati tutti i sindaci del comprensorio nebroideo, per discutere dell’emergenza idrica che accomuna ormai tutti i comuni.

Il Sindaco Riolo ha introdotto i lavori ed è entrato subito nel merito delle motivazioni che lo hanno portato a volere questo incontro.

La lodevole iniziativa parte da una constatazione, ormai generalmente condivisibile, secondo la quale ormai da soli non si va da nessuna parte; se si vuole ottenere risultati apprezzabili nell’erogazione di certi servizi bisogna superare la logica campanilistica e ragionare ed operare a livello comprensoriale. E proprio partendo da tale assunto Riolo afferma che “V’è l’esigenza di istituire un coordinamento dei sindaci, in modo tale da scambiarsi le informazioni utili per ottimizzare gli interventi… Non si può più ragionare in termini campanilistici, ma occorre fare rete per ottimizzare al massimo gli sforzi e le  scarse risorse disponibili…”

Il Sindaco di Caprileone, Borrello, stante l’emergenza, ha invocato la possibilità che si possano fare interventi in deroga per scavare nuovi pozzi senza che vi siano  vincoli burocratici che fanno perdere tempo.

Il Sindaco di Castell’Umberto, Lionetto, nel suo appassionato intervento ha auspicato la convocazione urgente del nuovo organismo ATO Idrico provinciale, che ha competenza per tutta la provincia di Messina, affinchè rediga dei progetti credibili; solo così si potrà attingere anche agli oltri 280 milioni di euro non spesi dei fondi europei, che altrimenti si perderebbero per carenze progettuali. ” Si faccia un Piano d’ambito emergenziale in deroga alla burocrazia imperante. Non aspettiamo, come al solito,  l’intervento del politico di turno, abbiamo ora uno strumento giuridico, costituito dall’ATO idrico che ha la possibilità di agire con tempestività ed efficacia.”

Il vice Sindaco Oriti  insiste invece sul riconoscimento dello stato di calamità naturale e sottolinea l’importanza della presenza massiccia dei Sindaci, lamentando la scarsa partecipazione in questa occasione  così come in quella recente riguardante il  depotenziamento dell’ospedale di Sant’Agata Militello.

Il Sindaco di Mistretta, Porracciolo, che è anche presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Ato Idrico, recependo la sollecitazione del Sindaco di Castell’Umberto, preannuncia la convocazione di quest’ultimo per giorno 5 settembre prossimo.

Il Sindaco di San Salvatore di Fitalia, Rosario Ventimiglia, aspica la redazione di progetti credibili immediatamente finanziati.

A conclusione dell’incontro si decide di fare una formale richiesta a tutti gli Organi competenti, a firma di tutti i Sindaci costituiti in coordinamento, in cui si richiederà la dichiarazione dello stato di calamità naturale, così da poter essere legittimati ad attuare provvedimenti progettuali in deroga per l’escavazione di nuovi pozzi.

Giuseppe Scaffidi Fonti

PRIMUS INTER PARES

Chi ha la responsabilità di coordinare la gestione di una squadra è necessario che sia così autorevole da non permettere ad alcuno di prevaricare sugli altri componenti, per evitare che si inneschino meccanismi psicologici imprevedibili che possono nuocere gravemente all’equilibrio complessivo dell’insieme. Con ripercussioni negative sul buon andamento delle scelte amministrative finalizzate al perseguimento del bene comune. Continua la lettura di PRIMUS INTER PARES

DAL WERTHER: IL “MASSIMO”

Una fanciulla che si aggira tra il pubblico abbigliata in mise anni ’40, appeso al collo un vassoio che contiene una sfilza di pacchetti, distribuisce volantini che rappresentano una locandina vintage. I personaggi si aggirano alla ricerca di un posto sulle note iniziali del preludio. La cinepresa è puntata sulla platea, si abbassano le luci e inizia il countdown: stasera, 31 maggio, si proietta il Werther di Massenet. Continua la lettura di DAL WERTHER: IL “MASSIMO”

Cronache  dell’anno  della  Singolarità

La piramide del 38° parallelo di Mauro Staccioli (Sicilia arte)

Anno  2132.  Dialogo  fra  uno  studente  di  Teoria  dell’Informazione  Computazionale  e  il  suo  professore.  La  TIC  è  oggi  la  scienza  unificante  e  ha  per  scopo  la  ricostruzione  in  forma  incrementale  della  mappa  del  sapere  umano  e  ha  ormai  raggiunto,  nel  secolo  ventiduesimo,  la  stessa  rilevanza  che  la  ricerca  della  “teoria  unificata”  ebbe  a  cavallo  del  ventesimo  e  del  ventunesimo  secolo.    27  Agosto  2132.  Università  di  Princeton.  Computational  Information  Theory  Institute.  Dialogo  fra  il  titolare  della  cattedra  di  Computational  Information  Processing  e  un  suo  allievo.    -Vuoi  dire  che  potremmo  essere  in  grado  di  decifrare  qualunque  messaggio  dei  nostri  nemici?    -Non  ho  detto  questo,  non  pensavo  alle  applicazioni  militari,  ma  potrebbe  essere  possibile. Continua la lettura di Cronache  dell’anno  della  Singolarità

Le occasioni perdute: I venditori di fumo

Durante il passaggio del Giro d’Italia nel Parco dei Nebrodi,  mi è capitato di ascoltare l’intervista televisiva fatta al Direttore del Parco, che  non ha potuto fare a meno di parlare di mafia, -(con corredo fotografico dell’auto su cui viaggiava, oggetto di un’azione delinquenziale)-, diffondendo ancora una volta, anche in questa occasione, che doveva essere all’insegna dello sport, della gioia, un’immagine lugubre o comunque non certamente bella del nostro territorio ai fini di una  promozione turistica.

Penso agli ascoltatori che hanno dovuto subire un’elencazione esclusiva di  negatività.

Per quale motivo coloro che hanno sentito quell’intervento dovrebbero venire nel Parco dei Nebrodi? Continua la lettura di Le occasioni perdute: I venditori di fumo

CAMPAGNA ELETTORALE NELL’ERA DI FACEBOOK

Dialogo tra candidati e sostenitori di una parte politica, nel gergo “social” si chiamano post:

  • “Ma che fine avete fatto? Andate su FB e tempestate di “Mi piace” il post del nostro candidato. Su sbrigatevi”…Meglio le sostenitrici di C…. cioè tutte noi…meno belle e meno bone, ma sicuramente VERE…”
  • “Di S.C. tutto si può dire tranne che sia un pupo!”
  • “Tranquilli, lo dimostreremo e, se necessario spenneremo il gallo…”
  • “Ri, goffo e panzuto. Ricordiamoci che, in alcuni casi, la postura comunica più delle parole, perchè colpisce l’inconscio delle persone…”
  • E si potrebbe continuare ancora…

Continua la lettura di CAMPAGNA ELETTORALE NELL’ERA DI FACEBOOK

Ospedale S.Agata di M.llo: incontro Lorenzin e responsabili area Nebrodi. Intervista al Sen. Bruno Mancuso.

S. Agata di Militello, ridente cittadina dei Nebrodi, affacciata sul Tirreno di fronte alle isole Eolie vive momenti di preoccupazione per il proprio Ospedale, in vista del 31 maggio termine ultimo per apportare modifiche al Piano Sanitario, che così com’è, si rivela assai inadeguato alle esigenze dei cittadini per quanto concerne la salute, diritto fondamentale. Continua la lettura di Ospedale S.Agata di M.llo: incontro Lorenzin e responsabili area Nebrodi. Intervista al Sen. Bruno Mancuso.

Ospedale S. Agata di M.llo, Oriti: in marcia per il 13 maggio. Francesco Re: sì ad azioni legali.

Continua forte nei Nebrodi l’impegno di politici, amministratori, medici e cittadini contro l’applicazione della legge Balduzzi in vista della data fatidica del 31 maggio, termine ultimo per la presentazione definitiva del riordino del Piano Sanitario la cui applicazione “così come è” implicherebbe ulteriori tagli e disagi per l’area nebroidea, già peraltro assai tarata. Continua la lettura di Ospedale S. Agata di M.llo, Oriti: in marcia per il 13 maggio. Francesco Re: sì ad azioni legali.