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POTERE PER SERVIRE NON PER SERVIRSENE

 Pensieri ad alta voce, ad un anno di distanza dalle elezioni. Al plauso per le numerose iniziative prese e la risoluzione di importanti problemi che riguardavano il quotidiano delle persone, sento il dovere di manifestare qualche mia perplessità, in merito a certi accadimenti che sono sotto gli occhi di tutti.

Non mi piacciono gli eccessi autocelebrativi sulla gestione del quotidiano-ordinario, divenuto paradossalmente straordinario se raffrontato al tunnel dell’indifferenza, dell’abbandono e del “sacco” che ha caratterizzato le due precedenti legislature. Oltre all’ordinario occorre perseguire obiettivi strategici che servano veramente per la crescita della nostra Comunità, usando tutti i mezzi e le possibilità offerte dalla Regione e dalla Comunità Europea, pensando a progetti di valorizzazione e di crescita dell’esistente e, partendo da questo, “inventandosi” impieghi nell’ambito del turismo culturale, congressuale, eno-gastronomico,  etc., non accontendandosi soltanto dell’azione benevola del “volontario”, pur essa importante, ma strutturando percorsi ed iniziative ben precise, senza lasciare nulla al caso.

Penso ad esempio a visite guidate alla Grotta per le scolaresche e i turisti inserite in un sistema ben definito, che non tralasci nulla, a cominciare dal miglioramento del percorso per arrivare al sito, migliorando la viabilità, mettendo divieti di sosta con “tolleranza zero”, in modo da non scoraggiare i potenziali visitatori. Penso all’uso del Castello per iniziative culturali, artistiche ed eventi ad ampio raggio, che sfruttando al meglio un bene fin qui abbandonato, dopo i necessari restauri, possa costituire l’ideale “contenitore” di tutte queste iniziative.

V’è poi l’esigenza di una rivisitazione del Piano Regolatore, fermo ormai da decenni, il cui mancato rinnovo impedisce uno sviluppo armonico del territorio. L’ indolenza al riguardo è una caratteristica delle Amministrazioni che si sono succedute in questi anni, con continui rimpalli di responsabilità. Gli uffici tecnici si giustificano sostenendo che aspettano direttive dai politici, i politici danno la responsabilità ai tecnici. Certamente nessuno dei due ambiti fa bene il proprio lavoro, che dovrebbe essere caratterizzato da una sinergia di competenze convergenti finalizzate al miglioramento urbanistico, che porta sviluppo economico e crescita per la nostra Comunità. Ma certamente la responsabilità più grossa è da attribuire ai politici che non danno le opportune indicazioni ai responsabili di quell’ufficio, assegnando anche delle scadenze per gli obiettivi prefissati, ma, paradossalmente, attribuendo le indennità di funzione senza fissare e pretendere che vengano raggiunti i risultati. Questo lassismo porta al risultato di consentire  interventi a macchia di leopardo, disarticolati, a volte speculativi, non rispettosi dell’ambiente se non addirittura causa di dissesto idrogeologico. Strettamente connessa al Piano Regolatore è la zona artigianale, la cenerentola della nostra Acquedolci, di cui sempre si parla nelle campagne elettorali per poi dimenticarsene all’indomani. Motivo per cui gli artigiani, specialmente quelli che vogliono crescere, si trovano costretti o ad andare fuori o ad “inventarsi il futuro”. Le due questioni, come ho detto,  sono causa ed effetto l’una dell’altra.

Penso infine a Concorsi di Idee per valorizzare i siti e i luoghi più importanti e i relativi percorsi. 

Per fare ciò occorre però un impegno che vada oltre la manutenzione e gli interventi “straordinari” causa del degrado e dell’abbandono degli anni trascorsi. Occorre ideare, progettare e reperire le risorse necessarie affinché tali idee si trasformino in atti concreti a prescindere dall’appoggio amicale o dalla vicinanza politica del “potente” di turno, uscendo da quella logica perversa secondo la quale il Comune debba ricevere il finanziamento se riceve l’appoggio di questi. L’idea, il progetto, deve andare avanti perché è buona. Va da sé che tali interventi vanno adeguatamente e collegialmente programmati e non dettati dall’asfittico ritorno in termini di immagine o di consenso del singolo.

Ciò implica, necessariamente, studio, ricerca e capacità di interloquire efficacemente con gli apparati sovracomunali, regionali ed europei.

E per finire, attenzione anche a coloro che usano la politica non al fine di servire ma per servirsene, ai faccendieri, ai “traffichini”, a coloro che vivono di espedienti , agli “autoreferenzialisti” di professione e pseudo-esperti e a coloro che, ricoprendo ruoli di alto profilo nell’apparato burocratico comunale hanno avuto e, purtroppo, continuano ad avere evidenti conflitti di interesse con il perseguimento del bene comune. E non credo sia giustificabile e nemmeno politicamente corretto che si sottometta il bene comune ad altri interessi o a presunte difficoltà relative ad un uso equilibrato e corretto dello spoil system, -ovvero quel sistema che permette alla parte politica vincitrice delle elezioni, di collocare persone di fiducia nei posti chiave dell’apparato burocratico, distribuendo la titolarità di uffici pubblici e quindi posizioni di potere-, a fronte di comprovate evidenze sull’uso distorto del proprio ruolo…

Ascoltiamo, veramente, Acquedolci.

 

Giuseppe Scaffidi Fonti

 

 

 

 

 

 

IL NUOVO CONSOCIATIVISMO

Dopo la fine del cosiddetto consociativismo da prima Repubblica, quello per intenderci fatto dalla DC e dal PCI, che ha caratterizzato decenni di vita politica italiana, sembra profilarsi una nuova versione dello stesso, questa volta tra Movimento Cinque Stelle e P.D.

Sembra paradossale, ma le forze politiche che hanno vinto le ultime elezioni non riescono a mettersi d’accordo nell’esprimere un nome cui affidare l’incarico per la formazione di un nuovo governo.

Tra i due litiganti, nessuno dei quali è disposto a fare un passo indietro per cercare una soluzione positiva per dare un governo al Paese, ecco profilarsi la possibilità del conferimento dell’incarico ad una terza persona sulla quale convergerebbero gli interessi di due forze politiche fino ad ieri avverse ed antitetiche.

Tra il “ragazzino” antipatico ed intransigente e l’esponente di una forza politica  fautrice della macro-regione, di stampo secessionista, manifestamente razzista ed antieuropeista, che subisce l’influenza dell’invadente Silvio Berlusconi, che conta come un arbitro  di un incontro di boxe, i punti elencati  dallo speaker, per fare capire a tutti chi è stato il redattore di quest’ultimi, non disposto ancora ad essere secondo a nessuno, -affetto com’è da delirio di onnipotenza-; meglio scegliere una persona di più basso profilo con la quale cercare di instaurare un dialogo.

“Che degrado!”  direbbe qualcuno che conosco…

E’ il segno ulteriore della incapacità della destra di essere forza di governo, dopo il fallimento di quella particolarissima forma politica rappresentata dal berlusconismo, che voleva rappresentare una destra  da contrapporre alla sinistra statalista che incarnava tutti i mali del sistema Italia.

Ma qual’è il motivo di questa anomalia tutta italiana di non permettere una vera alternanza nel governo del Paese?

Giuseppe Scaffidi Fonti

 

 

 

Dittatura della maggioranza?

 

Ascoltando in questi giorni i commenti di quelli che dovrebbero essere i protagonisti della vita politica nazionale vengono i brividi…

Non vi è alcun rispetto per le istituzioni, nemmeno per il ruolo del Presidente della Repubblica, che nei prossimi giorni, dopo le “consultazioni” previste dalla Costituzione, dovrà affidare l’incarico per la formazione del nuovo Governo.

I leader dei partiti che hanno avuto più consenso reclamano la presidenza delle Camere, Salvini addirittura si sbilancia a dire, con il suo solito forbito linguaggio: “mica c’è tanto da pensare, i partiti che hanno vinto governano…!”. Più o meno questo il senso del suo discorso.

Sulla stessa falsariga le affermazioni del candidato Premier del movimento 5 stelle.

Oltre a ciò, ambedue reclamano l’affidamento dell’incarico per la formazione del Governo.

Non c’è tanto da meravigliarsi, se già in campagna elettorale qualcuno ha addirittura inviato al Quirinale la lista dei possibili Ministri.

Qualcuno dirà che era necessario cambiare. Sono d’accordo. Ma ciò non legittima nessuna deriva autoritaria nè tanto meno  la mancanza di rispetto per l’alto ruolo di garante della Costituzione assegnato alla Presidenza della Repubblica.

A mio avviso,  tale  mancanza di riguardo, tale  forte pressione mediatica nei suoi confronti, non ha precedenti nella nostra storia Repubblicana. Ritengo che la cosa sia molto grave.
Non si è minimamente pensato che forse, per la Presidenza della Camera dei Deputati e per il Senato della Repubblica, anche per il principio dei pesi e contrappesi, potrebbe essere meglio  una figura di alto profilo che sia garanzia per tutti: per il funzionamento delle assemblee e per il rispetto delle regole democratiche.

Sono le  cosiddette regole non scritte, la cosiddetta prassi istituzionale.

Ma a quanto pare, a sentire gli Statisti dell’ultima ora, non se ne dovrebbe tenere conto, essendo tutto ciò un retaggio della prima e della seconda Repubblica.

Che si profili per il futuro la cosiddetta dittatura della maggioranza?

La dittatura della maggioranza è un concetto politico che esprime, secondo il suo primo teorizzatore moderno Alexis de Tocqueville, il principale limite (o patologia)  della democrazia moderna. Il concetto è però molto simile a quello di oclocrazia teorizzato da Polibio, nel II secolo a.C., come patologia della democrazia.

E’ questo che teorizzano i vincitori?

Staremo a vedere…

Giuseppe Scaffidi Fonti

PRIMUS INTER PARES

Chi ha la responsabilità di coordinare la gestione di una squadra è necessario che sia così autorevole da non permettere ad alcuno di prevaricare sugli altri componenti, per evitare che si inneschino meccanismi psicologici imprevedibili che possono nuocere gravemente all’equilibrio complessivo dell’insieme. Con ripercussioni negative sul buon andamento delle scelte amministrative finalizzate al perseguimento del bene comune. Continua la lettura di PRIMUS INTER PARES

Le occasioni perdute: I venditori di fumo

Durante il passaggio del Giro d’Italia nel Parco dei Nebrodi,  mi è capitato di ascoltare l’intervista televisiva fatta al Direttore del Parco, che  non ha potuto fare a meno di parlare di mafia, -(con corredo fotografico dell’auto su cui viaggiava, oggetto di un’azione delinquenziale)-, diffondendo ancora una volta, anche in questa occasione, che doveva essere all’insegna dello sport, della gioia, un’immagine lugubre o comunque non certamente bella del nostro territorio ai fini di una  promozione turistica.

Penso agli ascoltatori che hanno dovuto subire un’elencazione esclusiva di  negatività.

Per quale motivo coloro che hanno sentito quell’intervento dovrebbero venire nel Parco dei Nebrodi? Continua la lettura di Le occasioni perdute: I venditori di fumo

CAMPAGNA ELETTORALE NELL’ERA DI FACEBOOK

Dialogo tra candidati e sostenitori di una parte politica, nel gergo “social” si chiamano post:

  • “Ma che fine avete fatto? Andate su FB e tempestate di “Mi piace” il post del nostro candidato. Su sbrigatevi”…Meglio le sostenitrici di C…. cioè tutte noi…meno belle e meno bone, ma sicuramente VERE…”
  • “Di S.C. tutto si può dire tranne che sia un pupo!”
  • “Tranquilli, lo dimostreremo e, se necessario spenneremo il gallo…”
  • “Ri, goffo e panzuto. Ricordiamoci che, in alcuni casi, la postura comunica più delle parole, perchè colpisce l’inconscio delle persone…”
  • E si potrebbe continuare ancora…

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Ospedale S.Agata di M.llo: incontro Lorenzin e responsabili area Nebrodi. Intervista al Sen. Bruno Mancuso.

S. Agata di Militello, ridente cittadina dei Nebrodi, affacciata sul Tirreno di fronte alle isole Eolie vive momenti di preoccupazione per il proprio Ospedale, in vista del 31 maggio termine ultimo per apportare modifiche al Piano Sanitario, che così com’è, si rivela assai inadeguato alle esigenze dei cittadini per quanto concerne la salute, diritto fondamentale. Continua la lettura di Ospedale S.Agata di M.llo: incontro Lorenzin e responsabili area Nebrodi. Intervista al Sen. Bruno Mancuso.

Ospedale S. Agata di M.llo, Oriti: in marcia per il 13 maggio. Francesco Re: sì ad azioni legali.

Continua forte nei Nebrodi l’impegno di politici, amministratori, medici e cittadini contro l’applicazione della legge Balduzzi in vista della data fatidica del 31 maggio, termine ultimo per la presentazione definitiva del riordino del Piano Sanitario la cui applicazione “così come è” implicherebbe ulteriori tagli e disagi per l’area nebroidea, già peraltro assai tarata. Continua la lettura di Ospedale S. Agata di M.llo, Oriti: in marcia per il 13 maggio. Francesco Re: sì ad azioni legali.

Acquedolci, Alvaro Riolo presenta la propria candidatura a Sindaco: bagno di folla.

Presso i “Giuseppini” di Acquedolci c’è il tutto esaurito, anche per i posti all’impiedi. La grande sala è stipata come un uovo e si va dal semplice cittadino al Consigliere, al Sindaco, al Parlamentare nazionale. Sono i tanti giovani che lo hanno scelto ad “aprire le danze” con uno stipato video in cui danno il loro impegno ad una politica finalmente diversa dagli stereotipi ahimè classici della politica acquedolcese. Tre sono le direttive fondamentali con i quali si candida Alvaro: 1) ascoltare i cittadini, punto presente sin nel simbolo e nel motto (“si tratta del primo complimento che ha ricevuto il mio impegno: ma tu ci ascolti…) ; 2) consentirne la partecipazione; 3) venire incontro alle loro esigenze primarie (segnatamente l’acqua: se si fanno dei debiti li si facciano per le esigenze primarie dei cittadini). Continua la lettura di Acquedolci, Alvaro Riolo presenta la propria candidatura a Sindaco: bagno di folla.

AscoltiAmo Acquedolci

Guardando al passato, proiettati al futuro…

Oggi 30 aprile,  in un gremitissimo salone presso il teatro dei Padri Giuseppini  è stata presentata ufficialmente alla cittadinanza acquedolcese la compagine denominata Ascoltiamo Acquedolci  con candidato a Sindaco l’Avv. Alvaro Riolo.

In  maniera innovativa è stato presentato da alcuni giovani lo spirito che ha animato il gruppo Ascoltiamo Acquedolci, che è al lavoro già da quattro mesi per redigere un programma politico che fosse capace di raccogliere le istanze provenienti da tutta la popolazione. Continua la lettura di AscoltiAmo Acquedolci