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CI VORREBBE COSI’ POCO

Era il 30 novembre 2018 quando segnalai ad un amministratore del Comune di Acquedolci, il fatto che ci fossero dei contenitori dedicati alla raccolta differenziata delle pile esauste stracolmi di ogni tipologia di rifiuti, evidenziando l’esigenza che fossero svuotati.

Questi contenitori si trovavano in via Genova, in Corso Italia ang. via Venezia ed in via Gen. Di Giorgio ang. via Mazzini (di fronte al Municipio).

Dopo ripetute segnalazioni i primi due sono stati rimossi, si, avete capito bene, invece di essere svuotati per continuare a fruirne, sono stati completamente eliminati dal sito dove si trovavano. Il terzo, quello pieno zeppo da mesi, ma di cui nessuno si accorge, (vedi foto sottostante),  fa ancora bella mostra di sé in pieno centro, alla faccia del decoro urbano e delle esigenze igienico-sanitarie.

Qualche settimana fa incontrando dei vigili, ho segnalato questo sconcio, mi è stato risposto che la cosa era stata già evidenziata ad un addetto/responsabile della ditta che si occupa della raccolta rifiuti, il quale avrebbe promesso lo svuotamento dello stesso nei giorni successivi.

Oggi, passando  per quella via ho visto che il contenitore stracolmo era ancora lì e che nulla era cambiato. Davanti al Municipio ho incontrato uno di quei vigili, al quale ho chiesto quali novità ci fossero su quanto loro segnalato nei giorni precedenti.

Inutile dire quale sia stata la risposta.

Ma a chi mi devo rivolgere? Chiedevo esasperato dalla paradossale situazione di apatia e di noncuranza; mi girai verso il Palazzo e ne scorsi una rappresentante, alla quale manifestavo quanto stava accadendo. La stessa, ancora in mia presenza, telefonava al responsabile spiegando quanto da me riferitole.

Vuoi vedere che per ottenere che si svuoti un cassonetto bisogna rivolgersi in alto!

Che tristezza…Comunque spero che queste mie segnalazioni servano a qualcosa.

Staremo a vedere!

Giuseppe Scaffidi Fonti

 

SEGNALI DI SOFFERENZA

Consiglio Comunale di Acquedolci di oggi, 19 dicembre 2019.

In apertura di seduta,  si è assistito alla presentazione delle dimissioni da capogruppo di maggioranza da parte del consigliere Salvatore Scaffidi, depositate poco prima presso la segreteria comunale.

Di seguito il testo delle stesse:

“Io sottoscritto consigliere comunale Scaffidi Fonti Salvatore, con la presente rassegno formalmente le mie dimissioni irrevocabili da capogruppo consiliare di maggioranza. Questa mia decisione viene presa dopo una attenta e meditata riflessione, dato lo spirito di servizio, l’abnegazione e l’importanza che ho sempre attribuito, nei cinque anni quale consigliere di minoranza e da giugno 2017 fino ad oggi, ai lavori di questo consiglio comunale.

Lascio questa carica per evidenti ragioni di ordine etico e morale che non mi consentono di pormi sulla stessa linea di molte scelte operate dall’amministrazione, ma soprattutto del suo modus operandi, la cui commistione e sovrapposizione di ruoli e compiti, a mio avviso, non risponde a quel sacro principio costituzionale che è il buon andamento della pubblica amministrazione. Il progetto politico di cui ho fatto parte e che ho contribuito a creare risulta tradito nel momento in cui è evidente la voragine ormai esistente tra amministratori e cittadini, con i primi incapaci di farsi un esame obiettivo in merito al lavoro sin qui svolto ed i risultati ottenuti.

Lo spirito etico che ha sempre contraddistinto il mio ruolo di consigliere comunale, per l’altissimo valore morale e civico che esso rappresenta, continua a pervadermi e per questo motivo continuerò a svolgere il ruolo di rappresentante cittadino in seno al consiglio, riservandomi, caso per caso, di valutare la bontà di ogni argomento di cui si tratterà da qui alla fine del mandato.      Con osservanza ”  .

 

 

 

 

Segnali di civilta’

A volte, le piccole cose fanno la differenza e comunque contribuiscono a rendere migliori i luoghi che abitiamo. E anzi le piccole cose sono ancor più importanti quando non si ha la possibilità, o non si dispone di quella progettualità necessaria per realizzarne di grandi. Dalle piccole cose ai grandi progetti, le une non escludono gli altri.

Mi e’ capitato due anni fa di recarmi a Cremona. Una bella città, a misura d’uomo, che mi ha colpito oltre che per le sue bellezze artistiche ed architettoniche anche per l’ ordine e la pulizia.
Ad avvalorare ciò, anche se potrà apparire banale, la vista di un segnale  di “obbligo”, che invitava gli interessati cui era diretto ad adottare certi comportamenti.

Una cosa “normale” mi è apparsa “straordinaria”, tanto da sentire l’esigenza di scattare una foto. Ho cercato di dare una spiegazione a tutto ciò. Continua la lettura di Segnali di civilta’

PROTEZIONE CIVILE AD ACQUEDOLCI

E’ stata inaugurata ad Acquedolci, domenica scorsa, la sede locale del Nois (Nucleo operativo interforze Sicilia), i cui locali siti in via Dante, sono stati concessi in comodato d’uso gratuito dal Comune di Acquedolci.

L’inaugurazione è stata preceduta da una cerimonia di presentazione sulle finalità che persegue l’Associazione  nella sala consiliare del Comune, nella quale hanno partecipato tra gli altri, l’Ing. Antonio Rizzo, redattore del piano di protezione civile del Comune e il Capo della Protezione civile Regionale Ing. Calogero Foti, il quale ha sottolineato l’importanza  del volontariato che, lungi dall’essere considerato un mero esercizio per mettersi in mostra, rappresenta invece un nobile atto di umana solidarietà.

Oltre al Presidente dell’Associazione Francesco Occhiuto, insieme a tutti gli associati-volontari, erano presenti  Autorità civili e militari locali e del comprensorio.

La costituzione del NOIS di Acquedolci rappresenta un nuovo traguardo di un lungo iter burocratico che si trascina da diversi anni  ma che non ha visto da parte delle Amministrazioni che si sono succedute l’attenzione che meriterebbe un argomento così importante qual’è quello della protezione civile, in caso di calamità naturali. Adesso, dice l’Ass. Nicolina Pulvirenti,  “con la revisione della determina sindacale del C.O.C. (Centro Operativo Comunale) e dell’U.C.L. (Unità di Crisi Locale), passando dall’approvazione del Piano di Protezione Civile e arrivando alla costituzione del gruppo NOIS” si può sperare in qualcosa di concreto sulla delicata materia.

Fondamentale, per perseguire risultati efficaci, è una adeguata formazione sia dei volontari, sia dei funzionari e  dei dipendenti comunali, oltre che degli stessi Amministratori, diffondendo in tutti i cittadini, a cominciare dai più piccoli nelle scuole, la cultura della Protezione Civile.

Giuseppe Scaffidi Fonti

Mostro con tre teste

Mi sono chiesto, da quando si è insediato il nuovo governo  sotto la guida di Giuseppe Conte, se quest’ultimo “conti”, o lo facciano contare.

Sintomatico di tale depotenziamento è il fatto che si siano nominati ben due vice presidenti del consiglio, rappresentanti delle due anime delle forze politiche che hanno vinto le elezioni: Luigi di Maio  per il Movimento 5 stelle e Matteo Salvini per la Lega, dai quali il premier sembra dipendere e non solo formalmente.

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POTERE PER SERVIRE NON PER SERVIRSENE

 Pensieri ad alta voce, ad un anno di distanza dalle elezioni. Al plauso per le numerose iniziative prese e la risoluzione di importanti problemi che riguardavano il quotidiano delle persone, sento il dovere di manifestare qualche mia perplessità, in merito a certi accadimenti che sono sotto gli occhi di tutti.

Non mi piacciono gli eccessi autocelebrativi sulla gestione del quotidiano-ordinario, divenuto paradossalmente straordinario se raffrontato al tunnel dell’indifferenza, dell’abbandono e del “sacco” che ha caratterizzato le due precedenti legislature. Oltre all’ordinario occorre perseguire obiettivi strategici che servano veramente per la crescita della nostra Comunità, usando tutti i mezzi e le possibilità offerte dalla Regione e dalla Comunità Europea, pensando a progetti di valorizzazione e di crescita dell’esistente e, partendo da questo, “inventandosi” impieghi nell’ambito del turismo culturale, congressuale, eno-gastronomico,  etc., non accontendandosi soltanto dell’azione benevola del “volontario”, pur essa importante, ma strutturando percorsi ed iniziative ben precise, senza lasciare nulla al caso.

Penso ad esempio a visite guidate alla Grotta per le scolaresche e i turisti inserite in un sistema ben definito, che non tralasci nulla, a cominciare dal miglioramento del percorso per arrivare al sito, migliorando la viabilità, mettendo divieti di sosta con “tolleranza zero”, in modo da non scoraggiare i potenziali visitatori. Penso all’uso del Castello per iniziative culturali, artistiche ed eventi ad ampio raggio, che sfruttando al meglio un bene fin qui abbandonato, dopo i necessari restauri, possa costituire l’ideale “contenitore” di tutte queste iniziative.

V’è poi l’esigenza di una rivisitazione del Piano Regolatore, fermo ormai da decenni, il cui mancato rinnovo impedisce uno sviluppo armonico del territorio. L’ indolenza al riguardo è una caratteristica delle Amministrazioni che si sono succedute in questi anni, con continui rimpalli di responsabilità. Gli uffici tecnici si giustificano sostenendo che aspettano direttive dai politici, i politici danno la responsabilità ai tecnici. Certamente nessuno dei due ambiti fa bene il proprio lavoro, che dovrebbe essere caratterizzato da una sinergia di competenze convergenti finalizzate al miglioramento urbanistico, che porta sviluppo economico e crescita per la nostra Comunità. Ma certamente la responsabilità più grossa è da attribuire ai politici che non danno le opportune indicazioni ai responsabili di quell’ufficio, assegnando anche delle scadenze per gli obiettivi prefissati, ma, paradossalmente, attribuendo le indennità di funzione senza fissare e pretendere che vengano raggiunti i risultati. Questo lassismo porta al risultato di consentire  interventi a macchia di leopardo, disarticolati, a volte speculativi, non rispettosi dell’ambiente se non addirittura causa di dissesto idrogeologico. Strettamente connessa al Piano Regolatore è la zona artigianale, la cenerentola della nostra Acquedolci, di cui sempre si parla nelle campagne elettorali per poi dimenticarsene all’indomani. Motivo per cui gli artigiani, specialmente quelli che vogliono crescere, si trovano costretti o ad andare fuori o ad “inventarsi il futuro”. Le due questioni, come ho detto,  sono causa ed effetto l’una dell’altra.

Penso infine a Concorsi di Idee per valorizzare i siti e i luoghi più importanti e i relativi percorsi. 

Per fare ciò occorre però un impegno che vada oltre la manutenzione e gli interventi “straordinari” causa del degrado e dell’abbandono degli anni trascorsi. Occorre ideare, progettare e reperire le risorse necessarie affinché tali idee si trasformino in atti concreti a prescindere dall’appoggio amicale o dalla vicinanza politica del “potente” di turno, uscendo da quella logica perversa secondo la quale il Comune debba ricevere il finanziamento se riceve l’appoggio di questi. L’idea, il progetto, deve andare avanti perché è buona. Va da sé che tali interventi vanno adeguatamente e collegialmente programmati e non dettati dall’asfittico ritorno in termini di immagine o di consenso del singolo.

Ciò implica, necessariamente, studio, ricerca e capacità di interloquire efficacemente con gli apparati sovracomunali, regionali ed europei.

E per finire, attenzione anche a coloro che usano la politica non al fine di servire ma per servirsene, ai faccendieri, ai “traffichini”, a coloro che vivono di espedienti , agli “autoreferenzialisti” di professione e pseudo-esperti e a coloro che, ricoprendo ruoli di alto profilo nell’apparato burocratico comunale hanno avuto e, purtroppo, continuano ad avere evidenti conflitti di interesse con il perseguimento del bene comune. E non credo sia giustificabile e nemmeno politicamente corretto che si sottometta il bene comune ad altri interessi o a presunte difficoltà relative ad un uso equilibrato e corretto dello spoil system, -ovvero quel sistema che permette alla parte politica vincitrice delle elezioni, di collocare persone di fiducia nei posti chiave dell’apparato burocratico, distribuendo la titolarità di uffici pubblici e quindi posizioni di potere-, a fronte di comprovate evidenze sull’uso distorto del proprio ruolo…

Ascoltiamo, veramente, Acquedolci.

 

Giuseppe Scaffidi Fonti

 

 

 

 

 

 

IL NUOVO CONSOCIATIVISMO

Dopo la fine del cosiddetto consociativismo da prima Repubblica, quello per intenderci fatto dalla DC e dal PCI, che ha caratterizzato decenni di vita politica italiana, sembra profilarsi una nuova versione dello stesso, questa volta tra Movimento Cinque Stelle e P.D.

Sembra paradossale, ma le forze politiche che hanno vinto le ultime elezioni non riescono a mettersi d’accordo nell’esprimere un nome cui affidare l’incarico per la formazione di un nuovo governo.

Tra i due litiganti, nessuno dei quali è disposto a fare un passo indietro per cercare una soluzione positiva per dare un governo al Paese, ecco profilarsi la possibilità del conferimento dell’incarico ad una terza persona sulla quale convergerebbero gli interessi di due forze politiche fino ad ieri avverse ed antitetiche.

Tra il “ragazzino” antipatico ed intransigente e l’esponente di una forza politica  fautrice della macro-regione, di stampo secessionista, manifestamente razzista ed antieuropeista, che subisce l’influenza dell’invadente Silvio Berlusconi, che conta come un arbitro  di un incontro di boxe, i punti elencati  dallo speaker, per fare capire a tutti chi è stato il redattore di quest’ultimi, non disposto ancora ad essere secondo a nessuno, -affetto com’è da delirio di onnipotenza-; meglio scegliere una persona di più basso profilo con la quale cercare di instaurare un dialogo.

“Che degrado!”  direbbe qualcuno che conosco…

E’ il segno ulteriore della incapacità della destra di essere forza di governo, dopo il fallimento di quella particolarissima forma politica rappresentata dal berlusconismo, che voleva rappresentare una destra  da contrapporre alla sinistra statalista che incarnava tutti i mali del sistema Italia.

Ma qual’è il motivo di questa anomalia tutta italiana di non permettere una vera alternanza nel governo del Paese?

Giuseppe Scaffidi Fonti

 

 

 

Dittatura della maggioranza?

 

Ascoltando in questi giorni i commenti di quelli che dovrebbero essere i protagonisti della vita politica nazionale vengono i brividi…

Non vi è alcun rispetto per le istituzioni, nemmeno per il ruolo del Presidente della Repubblica, che nei prossimi giorni, dopo le “consultazioni” previste dalla Costituzione, dovrà affidare l’incarico per la formazione del nuovo Governo.

I leader dei partiti che hanno avuto più consenso reclamano la presidenza delle Camere, Salvini addirittura si sbilancia a dire, con il suo solito forbito linguaggio: “mica c’è tanto da pensare, i partiti che hanno vinto governano…!”. Più o meno questo il senso del suo discorso.

Sulla stessa falsariga le affermazioni del candidato Premier del movimento 5 stelle.

Oltre a ciò, ambedue reclamano l’affidamento dell’incarico per la formazione del Governo.

Non c’è tanto da meravigliarsi, se già in campagna elettorale qualcuno ha addirittura inviato al Quirinale la lista dei possibili Ministri.

Qualcuno dirà che era necessario cambiare. Sono d’accordo. Ma ciò non legittima nessuna deriva autoritaria nè tanto meno  la mancanza di rispetto per l’alto ruolo di garante della Costituzione assegnato alla Presidenza della Repubblica.

A mio avviso,  tale  mancanza di riguardo, tale  forte pressione mediatica nei suoi confronti, non ha precedenti nella nostra storia Repubblicana. Ritengo che la cosa sia molto grave.
Non si è minimamente pensato che forse, per la Presidenza della Camera dei Deputati e per il Senato della Repubblica, anche per il principio dei pesi e contrappesi, potrebbe essere meglio  una figura di alto profilo che sia garanzia per tutti: per il funzionamento delle assemblee e per il rispetto delle regole democratiche.

Sono le  cosiddette regole non scritte, la cosiddetta prassi istituzionale.

Ma a quanto pare, a sentire gli Statisti dell’ultima ora, non se ne dovrebbe tenere conto, essendo tutto ciò un retaggio della prima e della seconda Repubblica.

Che si profili per il futuro la cosiddetta dittatura della maggioranza?

La dittatura della maggioranza è un concetto politico che esprime, secondo il suo primo teorizzatore moderno Alexis de Tocqueville, il principale limite (o patologia)  della democrazia moderna. Il concetto è però molto simile a quello di oclocrazia teorizzato da Polibio, nel II secolo a.C., come patologia della democrazia.

E’ questo che teorizzano i vincitori?

Staremo a vedere…

Giuseppe Scaffidi Fonti

PRIMUS INTER PARES

Chi ha la responsabilità di coordinare la gestione di una squadra è necessario che sia così autorevole da non permettere ad alcuno di prevaricare sugli altri componenti, per evitare che si inneschino meccanismi psicologici imprevedibili che possono nuocere gravemente all’equilibrio complessivo dell’insieme. Con ripercussioni negative sul buon andamento delle scelte amministrative finalizzate al perseguimento del bene comune. Continua la lettura di PRIMUS INTER PARES